IL PARADISO NON PUO' ATTENDERE.......

 

Un racconto affascinante da leggere in un fiato...

il primo viaggio in Africa alla scoperta dello Sport, Cultura, Turismo e...

 il fascino di un continente sconosciuto....

il paese visitato è il CAMEROON...

leggete e rivivete con noi questa bellissima esperienza...

 

Volo rilassante Firenze Parigi con i panorami splendidi dell’Italia, delle Alpi e dell’intera Francia..... Una sosta nel confortevole aeroporto di Parigi e poi l’interminabile controllo con passaggio da più sbarramenti prima di salire in aereo.
Un grande Airbus 340, con apertura alare grandissima, e all’interno 340 persone... Un miscuglio di famiglie, bambini, uomini d’affari, tutti rigorosamente di colore con due soli bianchi... Io e il mio simpatico amico Gallos compagno di viaggio anche lui coinvolto in questa avventura di lavoro e turismo.
Il volo spettacolare a 11.000 metri d’altezza e a una velocità di 1.000 km all’ora... Il mare, le coste africane, gli interminabili deserti, prima di colore rosso, poi di pietra e ancora sabbia  gialla... Il tempo a bordo passa velocemente tra chiacchiere e risate, la musica, i film, i video, i giochi da fare nel tuo monitor personale e finalmente il verde sotto di noi... Un verde intenso, con fiumi e laghi... La foresta tropicale, intensa, uno spettacolo che lascia senza fiato....
Si comincia a scendere e lo stupore diventa realtà nel vedere migliaia e migliaia di tetti in lamiera, una città sterminata di case basse, un formicolio di gente che si muove tra le stradine di colore rosso... Il rosso tipico colore della terra camerounense....
L’atterraggio morbido a Douala... Siamo al centro dell’Africa Nera... Una sensazione strana, coinvolgente... Appena metti fuori la testa dall’aereo un caldo umido che ti toglie il fiato... Ma subito dopo una dolce brezza, un vento fresco ti consente di non svenire... I consueti interminabili controlli, molto più lenti del solito... si comincia a scoprire la relatività del tempo, tempo senza tempo, che ci ha accompagnato per tutta la durata del soggiorno e che rimane una delle cose più belle, una sensazione che ti lascia perplesso ma che ti prende completamente, dolcemente ti costringe ad adeguarti, almeno in parte, a questo modo di vivere...
Impensabile nella nostra vita normale fatta di orari rigidi, scadenze, appuntamenti, programmi giornalieri, settimanali, mensili... Normale in un paese così dove non si programma il tempo ma è il tempo che si deve adeguare alle esigenze dei singoli.
Sembra un’assurdità, ma è la realtà... Bisogna però lasciare da parte i nostri pregiudizi, le nostre certezze, i  bisogni veri o artificialmente creati dalla nostra società ed adeguarsi alla realtà locale.
Solo così possiamo vivere e godere pienamente la cultura, la vita di questo paese, sentire il battito del suo cuore, comprendere le gesta, le abitudini, condividere gioie e dolore.

Prima sera e notte a Douala, una città con 3 milioni di abitanti, frenetica, la capitale economica del paese dove il grande porto è il fulcro dell’intera economia nazionale.
L’hotel in centro, la cena in un ristorante tipico, il primo impatto positivo con la cucina locale... Piatti semplici, poveri, naturali,  ma ricchi di sapori... La nostra cucina povera, quell’arte culinaria contadina che i nostri nonni, i nostri gentori erano obbligati,  nel 1945 – 50, ad usare per la sopravvivenza...
Un brodo saporito con le cotiche di maiale o capra, riso condito con un sugo piccante e carne. La frutta deliziosa, dal sapore intenso che solo da queste parti puoi veramente assaporare...
Il giorno dopo trasferimento a Limbe, che poi è stata la nostra base per tutto il soggiorno.

Una città di 300.000 abitanti, sull’Oceano Atlantico, con spiagge grandi di sabbia nera, una città considerata turistica come tutta la costa che si affaccia sul mare.   300.00 abitanti e solo 3 bianchi (Stefano, Gallos e Enzo)... Una percentuale che fa sorridere... Eravamo ben visibili giorno e notte...
Il rumore del mare, le onde, sono state il sottofondo musicale delle dolci notti... I tramonti, con colori incredibili, lo sfondo bellissimo della fine delle nostre giornate...
Inizia l’avventura... C’e’ un forte desiderio di conoscere immediatamente tutto, di vedere, toccare con mano, mescolarsi alla gente, vivere intensamente ogni secondo...
Un fuoristrada è il nostro mezzo di trasporto; Manfred, un cacciatore di coccodrilli,  il nostro autista e body guard... Martin il nostro bravissimo cuoco che ha saputo sorprenderci tutti I giorni con piatti prelibati e  che con la sua grazia e gentilezza ha saputo donarci momenti deliziosi, non solo culinari ma anche a livello umano...  Gabriel, il nostro punto di riferimento,  che fissava appuntamenti e preparava gli impegni di lavoro... Riunioni attorno a un tavolo o incontri sui campi di calcio... Incontri con la Federazione, il Ministero, l’Ambasciatore, i Sindaci, gli Sponsor... Tutto fa parte di un grande progetto che si sta sviluppando, a livello giovanile, in questo paese.
E’ il calcio il nostro impegno giornaliero, il motivo principale che ci ha portati in questo magnifico paese... Ma oltre al calcio siamo stati coinvolti e ci siamo interessati anche all’impegno sociale con il desiderio di collaborare in attività non propriamente da business, ma che ci hanno consentito di entrare nella realtà locale per conoscerla profondamente dall’interno.

Una sensazione affascinate,  incredibile è stata proprio quella di stare in mezzo alla gente, conoscere persone di tutti i ceti sociali, andare nei luoghi dove si svolge la vita quotidiana diurna e notturna, fare amicizia, parlare con le persone.... Il primo giorno è stato condizionato dal fardello di cultura ed esperienza che ci siamo portati dietro dall’Europa... Tutto quanto veniva visto e valutato con il metro della nostra cultura... Le cose belle, le cose brutte, la ricchezza, la povertà, I difetti e le virtù etc... Il secondo giorno tutto questo è scomparso, si è miracolosamente dissolto e i nostri occhi vedevano solo la gioia e il sorriso degli occhi e della bocca della gente... Solo allora abbiamo cominciato a capire ed a entrare in sintonia con questo popolo meraviglioso.

La vita si svolge tutta ai bordi delle strade, asfaltate o sterrate.... È un interminabile marcato dove si commercia di tutto, dal cibo all’abbigliamento, dai divani ai mobili, piccoli bar, piccoli ristoranti e tutta la gente vive la sua giornata in movimento, scambiando merci, acquistando e vendendo per le proprie necessità... La strada è il fulcro sociale ed economico di questo paese.
Le macchine sfrecciano a velocità sorprendente, il traffico è caotico, ma è un caos ordinato dettato da chissà quali regole e chi non può permettersi di avere un’auto usa i taxi gialli, numerosi e sgangherati, che circolano a migliaia durante il giorno e la notte... Taxi promiscui dove salgono persone, dove vengono caricate le merci ed hanno la funzione di movimentare tutto e tutti... A prezzi estremamente bassi e convenienti.

Il bello è la notte con il traffico che continua caotico su strade non illuminate e dove ai bordi delle strade la gente continua a spostarsi a piedi... Il nero della notte, il nero della pelle, solo le fievoli luci delle case e dei localini che costeggiano le strade illuminano un po’ il tutto... Ma la cosa meravigliosa è che c’è un rispetto massimo per I pedoni e in tutto il periodo non abbiamo mai visto un incidente o un ingorgo... Sembra inverosimile, considerata la situazione,   tutto si svolge caoticamente ma con una strana e inverosimile maniera odinata.
Una cosa che ci ha colpiti, mettendo ancor più in risalto la generosità di questo popolo, è che ai bordi delle strade si trovano  mucchi di banane, ananas che sono stati depositati dalle persone a cui avanzavano e sono a disposizione di quanti, spostandosi, hanno fame o bisogno di mangiare qualcosa... L’altruismo, la solidarietà si palpa concretamente ed è esaltata anche da questi piccoli gesti quotidiani.

Le notti sono movimentate ed allegre, la popolazione estremamente giovane, che ha voglia e desiderio di divertirsi...
Locali all’aperto ideali per fare conoscenze ed amicizia, complessi che suonano musica coinvolgente, discoteche piene di ragazzi e ragazze ben curati e che sprigionano energia e voglia di vivere...  
Si beve, si parla, si balla, si fanno amicizie e conoscenze, il desiderio di avventura e di nuove  esperienze è palpabile e la notte, l’atmosfera, il clima tropicale, tutte componenti che favoriscono il piacere di conoscersi meglio, più intimamente...   Carpe Diem... Cogli l’attimo, vivi senza problemi, sembra essere il ritornello ricorrente....  la cosa più importante ed è la cosa più importante...

Le ragazze hanno lineamenti del viso molto gradevoli, sicuramente dovuti alle varie colonizzazioni e quindi agli incroci di razze europee con quelle africane, hanno fisici che sembrano sculture di ebano, muscolatura lunga, gradevole, pelle setosa, sederi alti e granitici.... L’unico peccato che la bellezza di questi corpi svanisce dopo I trenta, quaranta anni e le ragazze diventano abbondanti, rotonde ma mantengono intatto il fascino e la grazia dei movimenti, la bellezza del viso, la vivacità degli occhi e la carnosità della bocca....

Tanti episodi simpatici da raccontare che ritornano alla mente, che sono rimasti impressi nel cuore, attimi di vita indimenticabili, gioiosi, simpatici che da soli valgono l’intero viaggio.
Come la travesata del fiume in piroga... La piroga è una barca lunga e bassa che naviga quasi a pelo d’acqua... Siamo saliti sulla piroga, per fare un’eperienza diversa ma sfortunatamente in quella traversata c’era seduta al centro una signora di colore grassissima, di 150 Kg e tremendamente spaventata dall’acqua.
Appena partiti la donna ha cominciato a spaventarsi e qualsiasi suo piccolo movimento determinava una pericolosa inclinazione della barca a destra o a sinistra.  Abbiamo rischiato più volte di ribaltare e andare tutti a mollo... I due rematori sistemati all’estremità della barca urlavano non sapendo più come gestire questa situazione ed allora noi tre poveri bianchi, chissà perchè finiti in quella piroga, ci siamo presi l’impegno di tranquillizzare la signora... Ci siamo messi vicini e parlando con voce calma e saudente gli dicevamo di stare tranquilla... Tranquille madame...tranquille... Doucement... Doucement... E poi ci siamo messi vicini impedendole di fare gesti bruschi...e tra il nostro stentato francese, un po’ di fortuna, l’aiuto di Dio siamo finalmente arrivati sull’altra sponda... Che fatica... Eravamo sudati ma felici di aver evitato un tuffo nel fiume... Alla fine ci hanno ringraziato anche i rematori e gli altri spaventati passeggeri... Tutto si è poi trasformato in tanti sorrisi e in una festa per il pericolo scongiurato...

Abbiamo detto che il tempo è relativo, che non ha significato, che si adatta alle varie situazioni.... La partita di calcio ne è una prova eclatante, divertente, meravigliosa...
Domenica pomeriggio a Limbe, una partita di serie A giocata nello stadio locale... Gia descrivere o chiamare stadio il campo dove si svolge la partita è un’impresa... Ci vuole coraggio... Chiaramente il tutto va paragonato e rapportato a quanto siamo abituati ad avere in Italia o nei paesi occidentali.
Lo stadio, circondato da greppi erbosi, ha una tribuna centrale di otto gradoni in cemento con la copertura tenuta in piedi da tubi innocenti e costituita da lamiera zincata ondulata, fissata qua e la con filetto con il vento che la faceva sbattere in maniera ritmata, quasi musicale... La curva aveva le stesse caratteristiche... Il campo, tutto circondato dal verde e dall’erba è invece in materiale rosso...
Ci siamo più volte domandati se non fosse stato più facile costruire un terreno in erba, visto che l’erba è abbondante, di un bel verde sgargiante e molto generosa nel crescere... Nessuna è riuscito a darci una risposta logica e allora vada per il campo in terra rossa...
La partita è programmata per le 15,00 e noi alle 15,00  puntuali siamo stati accompagnati allo stadio... Ci hanno aperto il cancello principale e col fuoristrada ci hanno fatti scendere proprio sotto la tribuna dove erano state sistemate una decina di sedie per noi e gli ospiti di riguardo.
Circa 3.000 persone circondavano il campo senza protezioni, c’era solo una ringhiera che gli girava intorno dove la gente si poteva appoggiare e guardare la partita, come se fosse in campo... Parlando un po’ coi giocatori, con i segnalinee, i dirigenti e discutendo tra di loro...
Le squadre finito il riscaldamento... Un riscaldamento scandito dal ritmo delle mani, come se fosse un ballo allegro e divertente, rendeva piacevole l’attesa...  Ore 15,30 le squadre si sono spostate a destra e sinistra della tribuna e componendo due cerchi, con i giocatori che si tenevano abbracciati uno all’altro, hanno cominciato a cantare e fare danze propiziatorie per il buon esito della gara... 15.50 cerimonia dell’inno... ciascuna squadra ha cantato il proprio inno, incitandosi e caricandosi psicologicamente per la partita... gli sguardi di una squadra verso gli avversari non erano propriamente di benvenuto o di saluto, anzi erano carichi di grinta, forse per spaventare gli avversari ancor prima di iniziare...
Finalmente le squadre si sono schierate in fila indiana, sotto la tribuna,  per entrare in campo... Ma sarebbe stato troppo bello se fossero entrate... Toccava ora al rito dell’identificazione di ciascun giocatore... Compito svolto dal capitano di una squadra con un segnalinee che identificavano ad uno ad uno i giocatori della squadra avversaria guardando i grandi fogli d’identita...  
Alle 16.00 finalmente l’arbitro decide che è l’ora di entrare in campo e cominciare la gara.... Le due squadre entrano in campo e dopo il rito dell’assegnazione della palla e del campo le due squadre si schierano... L’arbitro fa un cenno ai guardalinee per sapere se tutto era regolare e conta i giocatori in campo... Il conto non torna in quanto i giocatori del Limbe erano in 10.
Un giocatore era a bordo campo e non voleva entrare in campo... Discussione tra il giocatore e l’arbitro che lo invitava ad entrare altrimenti non poteva dare il fischio d’inizio... Il giocatore spiegava all’arbitro che per scaramanzia sarebbe entrato solo dopo il fischio d’inizio...
Ore 16,15... Le due versioni non erano propriamente concordanti...   Dopo prolungate discussioni l’arbitro si stufa e entra in campo dando il fischio d’inizio e il giocatore entra regolarmente in campo avendo ottenuto soddisfazione sulla sua scaramanzia... Folkore, superstizione e chissà altro dominano scelte, idee e azioni, cose impensabili da vivere da noi... Cose normali da queste parti...

Si gioca senza tatticismi, in maniera spontanea, è un gioco essenzialmente fisico, con azioni in velocità, repentini recuperi, azioni veloci con rapidi capovolgimenti di fronte, un’azione dietro l’altra senza la minima interruzione, senza il minimo respiro. Anche se ci sono falli nessuno si sogna di fare scena rimanendo a terra.
Si prende un calcio, pazienza, ci si rialza subito e si ricomincia con maggiore grinta di prima.
Un boato scuote lo stadio.. Il Limbe segna il primo ed unico goal della partita... La gente salta, canta, si abbraccia e incita la squadra... In questo ci somigliamo molto, nel far festa, nel sorridere, essere allegri...
Azione dopo azione arriviamo al 45° ma la partita prosegue più intensa di prima, il 50° ma l’arbitro sembra non accorgersene, 55° finisce il primo tempo.
Il secondo tempo scorre veloce con azioni rapide, tiri in porta, un rigore parato e finalmente arriviamo al 45° con il Limbe sempre sul risultato dell’1 – 0.
In Italia quando la squadra di casa vince i tifosi  al 44° cominciano a offendere l’arbitro, definendolo in tutte le maniere e invitandolo a fischiare la fine... Cosa sconosciuta qui... Si prosegue tranquillamente... 50° andiamo avanti, 55° tutto come prima...
A questo punto domando al presidente, seduto accanto a me,  come mai non si tiene conto dei tempi regolari, perchè ancora si va avanti... Ed ho una risposta bellissima che rispecchia, in quelle poche parole, lo spirito e la vera mentalità di questa gente... Il presidente mi risponde: “Enzo tu ti stai divertendo??” “Certamente” rispondo convinto.... “Come vedi gli arbitri, i segnalinee ed i giocatori si stanno divertendo.... Il pubblico si sta divertendo....  E allora perchè tutto questo deve finire”
Mi sono fatto una grande risata, con piacere e con gusto.... Aveva proprio ragione lui... Ci stavamo tutti divertendo ed era bello che questo divertimento potesse non finire mai....
Ma poi quasi al 60° il fischio finale mette fine alla lunga e piacevole partita....
La gente, i giocatori, gli arbitri parlano, discutono.... È un modo per proseguire il divertimento, per prolungarlo ancora per chissà quanto tempo... Tanto il tempo non ha valore e quindi prendiamoci tutto il tempo che vogliamo se ne vale la pena.....

Allo stadio mi hanno raccontato che una volta si era fermato l’orologio all’arbitro e il 1° tempo è durato ben 2 ore... Ma nessuno si è azzardato a dire niente, a protestare, i giocatori hanno continuato tranquillamente a giocare, i tifosi ad incitare la squadra, nessuno si è creato il minimo problema anzi la partita era più lunga e piacevole... Non so se questo episodio sia vero o meno, credo di si, in quanto mi è stato riferito da più persone... Ma anche questo piccolo flash rafforza, se ancora ce fosse bisogno, quanto detto sulla poca importanza che significa il tempo per tutti quanti.

I giorni passano, tra riunioni, turismo, nuove conoscenze, piacevoli conversazioni, grandi risate spensierate, ci stiamo divertendo moltissimo... Visitiamo le piantagioni di banane, caucciù, ananas, caffè, the, papaya, cocco etc... Facciamo una visita al porto di Douala e andiamo a vedere il cantiere del grande nuovo porto in costruzione a pochi chilometri da Limbe...
Facciamo un’escursione sul Monte Cameroon, un vulcano ancora attivo di oltre 4.000 metri ed a metà percorso ci fermiamo per vedere l’unico antico castello, presente nel paese,  costruito dai tedeschi, dove ha trascorso una vacanza anche Hitler... Anche lui non aveva resistito al fascino di questo paese....

Le feste e le cene, ospiti di amici e persone che hanno piacere di passare una serata con noi sono una consuetudine, dopo cena la musica,  i balli, le chiacchiere e le risate sono una regola...  Una sera, ospiti a cena da un amico, abbiamo partecipato ad una cerimonia molto particolare, appena entrati dalla porta principale ci hanno pregato di restare sulla porta e la persona che ci ha invitato ha aperto una bottiglia di Rhum ed ha versato il primo sorso per terra... In onore dei morti... Poi se lo è versato sulle mani e ad uno ad uno ci ha stetto le mani, per darci il benveuto nella sua casa e poi versandosi ancora del Rhum sulle mani ha stretto le mani a tutti i presenti per augurare la buona cena... Tradizioni antiche che ancora vengono rispettate ed attuate...
Finita la cena, allegra, divertente e piacevole, salutati e ringraziati gli amici ci buttiamo nella notte, in giro, a conoscere persone, a girare locali a fare nuove conoscenze, nuove amicizie....

Durante la cena del sabato sera abbiamo la felice idea di chiedere se c’è la possibilità, il giorno dopo, di assistere ad una messa... Avevamo un’idea di come potesse essere una messa ma volevamo esserne protagonisti insieme alla gente.... Ci viene detto che il giorno dopo a Bimbia, un villaggio immerso nella foresta tropicale ci sarà una grande festa, nella chiesa locale, per il 160° anniversario dello sbarco del primo missionario presbiteriano in terra camerounense... Accettiamo l’invito e alle 9,00 del mattino siamo già in chiesa... Siamo tra i primi ad arrivare e piano piano la chiesa si riempie e molta altra gente si accomoda fuori dove è stato allestito uno spiazzo con sedie per chi non riesce ad entrare in chiesa.
Alla cerimonia partecipa un coro maschile... Gli uomini vestiti con una gonna nera e una camicia bianca... Sono veramente splendidi con questo abbigliamento fuori dai nostri canoni stilistici... Poi arriva il coro delle donne... La maggior parte grosse e vetite con degli abiti meravigliosi con colori  sgargianti dove domina il rosso, il giallo, il verde, l’arancione... In testa dei fazzoletti arrotolati dai colori splendidi... Ci sono bambini, ragazze e ragazzi tutti con il loro miglior vestito, spolverato per l’occasione...
Alle 10,00 è tutto pronto e cominciano i canti dei due cori e la gente batte ritmicamente le mani e balla con movimenti molto dolci, sensuali, ritmici... Tutti sono allegri e sorridenti, la pace, una sensazione bellissima di rilassatezza ci coinvolge e anche noi partecipiamo ritmicamente battendo le mani, cercando di seguire i canti e cercando di muoverci sui ritmi e con i movimenti che vediamo fare agli altri... Siamo veramente penosi... Le persone ci guardano incredule e incuriosite e ridono della nostra goffaggine... Ma che importa, l’importante è essere in mezzo a loro, insieme a loro, partecipare, gioire e sentire dentro di noi una tranquillità mai provata, un piacere che non ricordavamo da anni...
Questa è la forza di questa gente, saper trasmettere il sorriso, la gioia di vivere, vivere ogni momento con allegria e con partecipazione incuranti del tempo che passa o delle cose che stanno fuori dal momento che stiamo vivendo...
Alle 12,00 il predicatore comincia il suo sermone e parla, parla, parla.... Verso le 12,40 sentiamo un tonfo sordo che viene da dietro, ci voltiamo e ci accorgiamo che qualcuno cominciava ad addormentarsi battendo leggermente la testa sulla spalliera della panca davanti...  Alcune signore si  addormentano inclinando la testa  o  a testa alta e a bocca aperta... Più la predica andava avanti maggiori erano I tonfi di chi si addormentava... Fortunatamente alle 13,00 un coro di voci maschili con voci forti e allegre riusciva a risvegliare tutti  quelli che erano caduti nel torpore generale....

Alle 14,00, stanchi, accaldati ed appagati da questa nuova esperienza,  ancora eravamo in chiesa a cantare e ballare...  Non mi era mai successo di restare in una chiesa per così tanto tempo... Anzi appena il sacerdote comincia a dire...  “la messa è finita....”  siamo normalmente già fuori dalla chiesa, ma in questo caso è stato tutto diverso, non riuscivi ad andartene, le melodie, I ritmi, le danze ti incollavano alla panca, non potevi farci niente... Poi dopo il saluto del sacerdote ci siamo tutti quanti incamminati verso il villaggio dove era stato preparato un pranzo all’aperto per tutti i presenti e gli invitati...

Oltre 200 persone a mangiare, parlare ridere, scherzare... I soliti 3 bianchi immersi in una folla di colore... Ma nessuno ci faceva più caso... Eravamo diventati una parte di loro, eravamo in quel momento, parte della comunità...   Il consiglio del villaggio ci aveva accettati  non solo come ospiti ma come  componenti della comunità stessa del villaggio... Chi nei giorni precedenti ci aveva visto o conosciuti ci salutava con gioia e piacere,  chi ci abbracciava,  chi ci baciava mentre altri ci offrivano da bere,  tutto contribuiva a renderci partecipi attivamente alla loro festa, all’interno della loro comunità... E tutto questo ci riempiva di gioia e di orgoglio...
Le donne curiose ci facevano mille domande, gli uomini volevano  stringerci le mani, conoscerci e salutarci, i bambini incuriositi  ci  circondavano e ridevano  vedendoci mangiare un po’ goffamente gli squisiti piatti locali....   E la festa è andata avanti per tutto il pomeriggio fino alle prime ombre della sera...

Che bella giornata...   Quante giornate vorremmo vivere provando queste bellissime e uniche sensazioni...  Il sorriso e la bontà di questa gente ci ha veramente conquistati, il nostro cuore batte, ormai, allo stesso ritmo... Finalmente siamo riusciti ad entrare pienamente nel loro modo di vivere riuscendo a  provare le loro stesse emozioni... Niente ci distingue da loro, siamo come loro e loro lo capiscono e ne sono felici...
Non mi meraviglierei se cominciassimo a vedere che la nostra pelle sta diventando un po’ più scura.... Forse è questo il Paradiso.... Forse non lo è ma gli si avvicina moltissimo...

I saluti sono stati affettuosi... Vedere Manfred e Martin con le lacrime agli occhi è stata la sorpresa più grande... Immaginate due montagne che piangono... Incredibile e commovente, un’emozione particolare... Anche a noi gli occhi bruciavano ma questo non può essere un addio ma è un semplice arrivederci...  Il desiderio di partire di nuovo,  tornare tra questa gente meravigliosa è veramente grande... Sappiamo che non è un addio ma un semplice distacco un arrivederci a presto...      Tanti parlano del mal d’Africa, non so bene se esiste veramente ma questa esperienza ci ha fatto capire che siamo stati contagiati e quindi siamo anche noi malati...Un male che ti fa sentire bene, un’epidemia che farebbe bene a tante altre persone....

Ringrazio per la pazienza con cui avrai letto la lunghissima e-mail... La mia speranza è di essere riuscito a trasmettere,  almeno in parte un po’ di emozioni, di sensazioni, di gioia che noi abbiamo provato... Il nostro cuore è diverso, siamo diversi anche noi... Un’esperienza così non può non cambiarti la vita, cambiarti profondamente dentro....  Abbiamo ancora e resterà per sempre il sorriso degli occhi e della bocca della gente... Il Paradiso non può attendere ed è bello, sarà bello ritornare in Paradiso...

 

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